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Più delle unioni civili poté Ale Del Piero

Stasera ansia da prestazione. Nel senso che ho vagato fra le pagine twitter, le solite, in cerca di ispirazione e incappando nei postumi della sbornia da imbibinamento di Matteo Renzi, che nella notte ho seguito anche io, nel salotto televisivo di Porta a porta, incalzato, si fa per dire, da Bruno Vespa. Superati gli encomi per aver ribadito di essere uomo laico e di aver giurato sulla costituzione e non sul Vangelo. Il che, visti gli oh di meraviglia, mi fa pensare quanto ancora sia confessionale e poco laico il nostro stato. Dicevo, oltrepassati i plausi entusiastici, mi sono soffermato sul premier che prende le distanze dai giustizialismi che, nei bui anni di tangentopoli, hanno contraddistinto, giustamente o meno e, unendole di fatto, estrema destra e sinistra. E non ho potuto fare a meno di chiedermi se la posizione del premier non volesse significare la definitiva dissociazione dalla questione morale, tanto cara ad Enrico Berlinguer, che negli anni della Milano da bere aveva tracciato il solco tra il Pci e il garofano dei socialisti di Craxi. Ho cercato di capire. Ma anche in questo caso Renzi e’ stato bravo a dribblare le domande di Vespa. Del resto come avrebbe potuto spiegare una questione tanto complessa, e resiliente nel cuore dei vecchi comunisti, con le poche parole con cui solitamente trasforma un concetto in slogan?
E poi in questo momento difficile in cui la casta dei magistrati appare un partito in grado di delegittimare, in vista delle prossime amministrative, i duellanti, l’un contro l’altro armati, del Pd e del M5S, a colpi di avvisi di garanzia?  Ed è un bel dire che fra persona informata sui fatti ed imputato c’è una bella differenza e che nessuno e’ colpevole sino a sentenza e ultimo grado di giudizio. Quel refrain tanto caro ai garantisti d’antan. Gli stessi che in piena tangentopoli prendevano le distanze dal pool di Milano di cui, oltre al procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e al suo vice Gerardo D’Ambrosio, facevano parte Antonio Di Pietro, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini e quel Piercamillo Davigo, che recentemente, come presidente dell’ANM, ha avvertito di come la pratica della corruzione sia ancora molto diffusa all’interno del mondo politico italiano. Così, di fronte a una simile dichiarazione, lascia un po’ basiti, l’asserzione di uno dei nipotini di Berlinguer che, praticamente, si prepara ad azzerare quella questione morale in virtù della quale gli esponenti del suo partito negli anni si sono sentiti tanto diversi dagli altri, sino quasi a rivendicare l’appartenenza ad una diversa razza genetica. Operazione simile alla pulizia etnica che ha resistito sino a che,  a oltre tre anni dall’ arresto, un inquisito  eccellente come l’ex sindaco, parlamentare, ministro e presidente della giunta regionale Claudio Burlando e’ stato assolto dalle accuse di truffa e abuso di ufficio, con tanto di risarcimento di 60 milioni di lire per l’ingiusta detenzione. Posizione, quella della questione morale, che ha vacillato e vacilla ancora di più adesso in cui si ritrovano imputati sindaci e amministratori dem, con tanto di pernacchio e sbeffeggiamenti da parte dei grillini di turno. Sino a che e’ rimasto invischiato nelle maglie della magistratura il sindaco pentestellato di Parma Federico Pizzarotti, oggi sospeso dal M5S, anche perché ex contestatore di Grillo. E allora la chiamata di Renzi contro i giustizialismi, in un momento sospetto, sa tanto di un’offerta di armistizio.
Eppero’ mi ero riproposto di non cavalcare la polemica politica legata al difficile momento pre elettorale e post unioni civili, perciò vado avanti, cercando di salvare il salvabile, per restituire un po’ di fiducia ai lettori e ai cittadini.
Perché venerdì 13 maggio, per data infausta che possa apparire, ricorre anche l’ultima partita giocata nella sua squadra, la Juventus, dal suo mitico capitano, quell’Ale Del Piero che dopo Gianni Agnelli, Michel Platini, Giampiero Boniperti, e’ diventato il simbolo della juventinita’ dell’era moderna. Quella legata, soprattutto al dopo calciopoli, alla Juve in B, di nuovo scudettata e poi protagonista di un ciclo storico con i 5 scudetti consecutivi.
A ricordarlo sulla sua pagina twitter e’ il consigliere regionale dem Luca Garibaldi, condannato per passione calcistica alla contraddizione di tifare in politica per quello che fu il partito dei lavoratori e per fede calcistica a diventare supporter della squadra del padronato. Ma, come si dice, al cuore non si comanda.
Garibaldi posta una foto con Ale in bilico su un cartellone pubblicitario che, accigliato, e con qualche inizio di lacrima, ringrazia la folla al termine della partita interna con l’Atalanta in cui si e’ accomiatato dal suo pubblico senza dimenticarsi di timbrare il suo nome nel tabellino dei marcatori.
Qualche mese fa, tifosi e non, si erano divisi sul suo addio e quello, ipotetico, e sino ad allora solo annunciato, di Francesco Totti.
Del Piero ci rimanda ad un’ immagine del calcio, quale vorremmo fosse e purtroppo spesso non è. Quello in cui i fuoriclasse risultano tali all’interno e al di fuori del rettangolo di gioco. Un capitano mitico che di fronte al bene personale ha sempre scelto quello della squadra. E tutto questo nonostante un palmares che dice  19 stagioni nella Juve, 705 gare, 290 gol, 6 campionati, 1 Tim cup, 4 supercoppe, 1 Champion league, una coppa del mondo per club, 1 supercoppa UEFA e 1 coppa Intertoto. Una lezione che, al di là dei risultati sportivi, mi piace ribadire e segnalare anche ai nostri politici – spesso alieni allo spirito di servizio a favore del collettivo – per le doti morali che ne hanno fatto un fuoriclasse nella vita. E poco importa se Ale è stato anche l’ involontario protagonista del nemo propheta in patria, costretto ad espatriare in Australia. Mi si potrà dire che Matteino Renzi tifa per la Fiorentina, ma non ho dubbi che, opportunismo o no, slogan o no, non possa fare a meno di inchinarsi di fronte alla figura di Del Piero per tutti quei pregi a lui ascrivibili fuori e dentro il mondo del calcio. Per questo mi sono lasciato prendere dal post di Luca Garibaldi, ligure del levante, ma evidentemente tifoso juventino. Mi sarei aspettato analogo cinguettio da parte del segretario generale dell’Anci Pierluigi Vinai, anche lui incontestabile e inossidabile juventino doc, nonostante i mal di pancia, ormai ampiamente smaltiti, di inizio campionato. Vinai, probabilmente, doveva essere tutto preso dal suo incarico istituzionale, e si è scordato la ricorrenza. Un appuntamento mancato, ma comunque un’occasione da sfruttare per ribadire, ove ce ne fosse bisogno, che personaggi e protagonisti di quel fatuo e vacuo mondo del calcio, talvolta possono dare il buon esempio anche ai nostri uomini dediti alla professione della politica. Per i quali, oltre allo spirito di squadra, dovrebbe prevalere anche quello di servizio.
Il Max Turbatore

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